La marinatura in aceto o succo di limone è, assieme alla salatura e all'essicazione, uno dei più antichi metodi per conservare a lungo le vivande, in particolar modo il pesce.
Le acciughe marinate sono gradevoli al palato, ma a taluni può non piacere il gusto decisamente aspro che assumono: eccovi quindi una ricetta rivisitata che ne attenua l'impatto; il sapore risultante è intermedio tra quello della marinatura classica e quello del pesce crudo, oggi di moda anche da noi per merito soprattutto dei ristoranti giapponesi coi loro sushi, sashimi & Co.
ACCIUGHE MARINATE
INGREDIENTI: acciughe fresche; olio, aceto, sale, aglio, alloro q.b.
PREPARAZIONE: pulire accuratamente le acciughe eliminando la testa, la lisca e le interiora; lavarle in acqua fredda, aprirle a libro e asciugarle con carta da cucina.
Disporre uno strato di acciughe sul fondo di una terrina o di un piatto da portata (l'importante è che abbia il fondo piatto e un bordo sufficientemente alto), avendo cura di non sovrapporle ma lasciando meno spazi vuoti possibile tra l'una e l'altra; cospargere di aglio tagliato a fettine sottili e di foglie di alloro spezzettate; salare; ricoprire di olio e versare una spruzzata di aceto.
Ripetere con un secondo strato di acciughe disposte trasversalmente rispetto al primo; proseguire fino all'esaurimento delle acciughe, avendo cura che ogni strato sia ricoperto d'olio e aceto.
Lasciar riposare per una notte in luogo fresco o in frigorifero; in questo caso estrarre il recipiente dal frigo almeno mezz'ora prima di servire.
NOTE: le proporzioni di olio e aceto nella miscela possono essere variate a seconda dei gusti individuali, così pure il tempo di marinatura: chi (come il sottoscritto) apprezzi il sapore del pesce crudo può gustarle già dopo poche ore (preparate il mattino per la cena).
La conservabilità di questa preparazione è ovviamente limitata rispetto alla marinatura classica: è consigliabile consumarla entro uno, nassimo due giorni dalla preparazione.
Buon appetito dal vostro
Le acciughe marinate sono gradevoli al palato, ma a taluni può non piacere il gusto decisamente aspro che assumono: eccovi quindi una ricetta rivisitata che ne attenua l'impatto; il sapore risultante è intermedio tra quello della marinatura classica e quello del pesce crudo, oggi di moda anche da noi per merito soprattutto dei ristoranti giapponesi coi loro sushi, sashimi & Co.
ACCIUGHE MARINATE
INGREDIENTI: acciughe fresche; olio, aceto, sale, aglio, alloro q.b.
PREPARAZIONE: pulire accuratamente le acciughe eliminando la testa, la lisca e le interiora; lavarle in acqua fredda, aprirle a libro e asciugarle con carta da cucina.
Disporre uno strato di acciughe sul fondo di una terrina o di un piatto da portata (l'importante è che abbia il fondo piatto e un bordo sufficientemente alto), avendo cura di non sovrapporle ma lasciando meno spazi vuoti possibile tra l'una e l'altra; cospargere di aglio tagliato a fettine sottili e di foglie di alloro spezzettate; salare; ricoprire di olio e versare una spruzzata di aceto.
Ripetere con un secondo strato di acciughe disposte trasversalmente rispetto al primo; proseguire fino all'esaurimento delle acciughe, avendo cura che ogni strato sia ricoperto d'olio e aceto.
Lasciar riposare per una notte in luogo fresco o in frigorifero; in questo caso estrarre il recipiente dal frigo almeno mezz'ora prima di servire.
NOTE: le proporzioni di olio e aceto nella miscela possono essere variate a seconda dei gusti individuali, così pure il tempo di marinatura: chi (come il sottoscritto) apprezzi il sapore del pesce crudo può gustarle già dopo poche ore (preparate il mattino per la cena).
La conservabilità di questa preparazione è ovviamente limitata rispetto alla marinatura classica: è consigliabile consumarla entro uno, nassimo due giorni dalla preparazione.
Buon appetito dal vostro
Cosimo Piovasco di Rondò









Il blues è facile da suonare,
Come accade per la maggior parte delle vicende umane, sembra che anche l’attività di quella che è stata probabilmente la più fertile e instancabile divulgatrice della letteratura statunitense moderna in Italia sia nata per caso: l’aneddotica racconta che la giovane Fernanda Pivano (nata a Genova nel 1917 ma trasferita nell’adolescenza a Torino), in procinto di chiedere al suo relatore, alla facoltà di lettere, una tesi sulla letteratura inglese, abbia incontrato per caso Cesare Pavese, suo ex insegnante del liceo: – Perché non hai scelto la letteratura americana? – domandò Pavese. – Che differenza c’è? – ribatté la studentessa.
È il caso di Ernest Hemingway, conosciuto di persona nel 1948 (ma la prima traduzione di Addio alle armi, che le costò anche un arresto nella Torino occupata, è del 1943) in occasione di una vacanza a Cortina d’Ampezzo, e più volte rincontrato in Italia, negli Stati Uniti e a Cuba; sono noti anche i suoi rapporti di amicizia con gli autori della beat generation come Jack Kerouac (che potete vedere assieme alla scrittrice nella foto qui a destra), Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso. Famoso l’aneddoto su un’intervista del 1966 con Jack Kerouac, che si presenta all’appuntamento vistosamente ubriaco.
Fernanda Pivano è scomparsa la sera del 18 agosto 2009 a Milano, due anni dopo il marito Ettore Sottsass, famoso architetto e designer italiano di origine austriaca, che aveva sposato nel 1949: il suo funerale si è svolto nella basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova, la stessa dove, dieci anni prima, aveva seguito le esequie dell’amico Fabrizio de André (ritratto con lei nella foto a fianco).